Incontri

Stasera ho fatto un'incontro, inatteso, commovente.  Mi trovavo in sala Borsa da questa mattina, mi ero dedicato dapprima ad un testo sulla vita di Anna O,  poi avevo ripreso  la tecnica della psicoanalisi, infine nel tentativo di riannodare i fili della vicenda sulla mono-sessualità avevo ripreso il saggio " Alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi" sempre di Freud.
Appena prima delle 18 avverto una voce al microfono che annuncia un incontro pubblico: La monaca benedettina Teresa Forcades  invitata nell'ambito del ciclo dal titolo "il lettino e la piazza" presenzierà e parlerà ad un'incontro dal titolo  “Lontani dalla normalità. Genere tra identità e differenza”.
Io avevo già pensato che semmai sarei intervenuto avrei suggerito un cambio di titolo per il ciclo: il divano è la piazza. Cambia tutto.
Il nome della Forcades non mi era nuovo, realizzo che ne avevo sentito parlare su qualche giornale o rivista o media a proposito di posizione avanzate e rivoluzionarie su temi quali il gender e il femminismo nella chiesa,  avevo catalogato il fenomeno come l'ennesima manifestazione del decadimento della chiesa che non riesce a uscire dalla mortale e improduttiva  dicotomia progressismo / tradizionalismo.  Chiuso il testo di Freud e mi accomodo in seconda fila con il mio bel pregiudizio di sentire lla solita solfa inclusiva, tanto accogliente e buonista quanto poco realistica poco pensata e per niente  intelligente. Dalle prime battute però capisco che non e' così, questa donna e' un soggetto come c'è ne sono poche, vivace, simpatica  brillante e  coraggiosa, la sala e' piena e lei prende applausi spiegando in modo scientifico, a Bologna, che il feto di 50 giorni nel grembo materno  sente la voce  della madre, ma non proprio  la voce, il tono, perciò quel  quasi grumo di cellule, sentendo quel tono,  si eccita o si calma. Parla di Lacan,  del taglio, del vuoto che però Dio sostiene,  di identificazione e differenziazione,  della differenza come il vero ingrediente del legame della comunità, di Agostino, di San Tommaso d'Aquino che si chiedeva se le donne hanno un anima, mica poco per l'epoca,  dice lei.
Il tutto in tono leggero ma appassionato.  Più di un ora e mezza che vola,  alla fine le vado incontro e le stringo la mano aggiungendo che volevo solo ringraziarla,  ha il volto stanco,  gli occhi commossi e dolci, con una stretta a due mani dice:  grazie.. grazie.

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