Ricatti, di Brigitte Peskine
Breve romanzo di una poco nota scrittrice francese, una casuale e piacevole scoperta.
Narra le vicissitudini di una giovanissima ragazza, Tania, nel suo passaggio all'età adulta, in particolare dei suoi difficili rapporti con la madre, il padre e soprattutto con la sorella Cecile, la quale "scivola" nell'anoressia. Dal titolo, emblematico, fa capolino il tema che permea la narrazione: quale imputabilità della sorella nel suo slittamento verso la sua condizione di malata di anoressia ? del suo permanere in questa ? e dei vantaggi secondari che ne derivano. Il ricatto (sottinteso emotivo) è quella cattura, una vera e propria tela di ragno, che Cecile è abilissima a tessere intorno a se e con il quale la sorella Tania combatte per tutta la narrazione.
L'imputabilità che è anche il presupposto del "trattamento" che i nonni delle ragazze riservano a Cecile per aiutarla ad uscire dalla sua condizione, tiene soprattutto conto della possibilità di un cambiamento, senza troppe delicatezze e fronzoli e men che meno colloqui terapeutici; piuttosto che arrovellarsi su teorie psicologiche " ...i miei nonni non capivano nulla della malattia mentale", i vecchi mettono la ragazza al lavoro in campagna: "i primi giorni Cecile pianse molto ebbe delle caldane e delle nausee. Siccome non commuoveva nessuno ( apparentemente ) si mise a filare diritto. Riacquistò alcuni chili, cosa che l'umiliò profondamente ma meravigliò i suoi ospiti."
Non che manchi anche la tematica della "fragilità", alla quale tutti si abbarbicano per darsi ragione di una così irragionevole, sconsiderata condotta e a volte di un così tragico ( non in questo caso ) destino.
Ma si tratta in fondo di un tema minore; Tania, la pratagonista sorella "sana", ha la tentazione di imitare Cecile, ed arriva quasi ad invidiare quella situazione, ma si tratta dell'invidia del nevrotico tentato dalla perversione come soluzione alla sua angoscia.
L'autrice per voce di Tania vede bene e lo nomina l'inferno messo in campo da Cecile, per cui riesce ad imputarsi il merito non essere caduta anch'essa in quella trappola, senza trionfalismo " fiera di essere scampata al pericolo ma oppressa da quella croce che portavo già da un'anno e che non mi avrebbe più abbandonata. Con la quale bisognava ben che imparassi a convivere "
Sarà a partire dall’incontro con una pediatra, che Tania registra come “una giovane donna schietta e alla mano” e che aveva una libreria piena di libri sull’adolescenza a consentire alla ragazza di fare il passo decisivo fuori dalla rete ricattatoria della sorella Cecile. Un buon esempio della prima mossa di un transfert che ha buone possibilità di andare per il verso giusto, visto che non parte da presupposti diversi dal quel moto individuale di un soggetto che desidera stare meglio con l’aiuto di qualcuno che si giudica affidabile e frequentabile.