C'è qualcosa di troppo perfetto nel bel film "Carol", dice il critico cinematografico Fofi, ed è così. Uomini insensibili fino diventare quasi violenti e le due splendide protagoniste si ritrovano occhi negli occhi, un classico colpo di fulmine in un grande magazzino, "e tu che cosa desideravi come regalo di Natale da piccola? Un trenino " ed ecco smontato lo stereotipo culturale dei regali preferiti dalle femmine, mentre gli sguardi si sono fatalmente incrociati, un atto mancato, un appuntamento e poi un viaggio senza meta che ricorda tanto il più noto Thelma e Louise. Opera chiusa, dice Fofi, anche qui concordo, il regista, ormai un simbolo del cosiddetto cinema Queer, si prodiga nell'ennesimo inno all'innamoramento tra due donne, ma con una maestria che fa pensare ad un Visconti americanizzato mescolato alle pubblicità di Dolce e Gabbana. "Mostro semplicemente l'amore" dice, giá, e chi ha il coraggio di alzare il ditino per dire che bisognerebbe saper distinguere tra amore innamoramento? Ma nessuno puó negare che di partnership tra uomo e donna qui nemmeno l'ombra, un giovane giornalista procura un impiego a Therese al giornale ma se si tratta di parlare di quello che le stá capitando con Carol si capisce che lei non si fida, i suoi pensieri non glieli affida, e quando l'avvocato tenta di portare a casa l'affido congiunto della figlia, l'affascinante biondissima Carol lo interrompe e sfoggia un discorsetto niente male, pieno di emozione, che sconferma in toto la linea dell'avvocato: l'ex puó tenersi la bambina, lei si accontenterà di vederla ogni tanto. Carol, che sta già pensando alla sua nuova vita con Therese, esce senza nemmeno aspettare la risposta, che classe!! La stessa che sfoggerà davanti all'iniziale titubante resistenza di Therese alla proposta di coabitazione, gli occhi di Carol sfavillano, si alza dal tavolo, una mano si appoggia dolcemente sulla spalla: " trascorri una buona serata" scacco matto. Perfetto, già, niente smagliature, come una Barbie.
Uscire dalla tenaglia
Leggo che il filosofo Fabrice Hadjadj sarà un collaboratore di Mario Adinolfi per l'iniziativa editoriale "la Croce", i miei sentiti auguri affinchè abbia successo. Hadjadj dice che è preferibile l'anarchia della famiglia naturale al freddo tecnicismo educativo di qualsiasi altra agenzia o istituto, stato compreso, che per difendere la famiglia naturale non regge più parlare di educazione e di amore. Ha ragione, due parole che avrebbero bisogno di essere disincrostate abbondantemente . Fin qui non dico no, non essendo un seguace di Rousseau o un sostenitore dello stato educatore. Alla fine però Hadjadj la butta sull' essere, su una metafisica dei legami naturali; qui non ci siamo, anzi ci risiamo, siamo sempre ancora lì. Siamo ancora nell'alternativa forzata della tenaglia natura-cultura. Buttarla sul legame di sangue, sui rapporti di filiazione naturale ontologicamente intesa, ha come...